L'ANNO DEL GIARDINIERE

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Un divertito, spiritoso manuale di giardinaggio, utile alla saggezza del vivere. Al centro delle vicende, che parlano di fiori, di semi e di alberelli, le micro-peripezie di un personaggio, il giardiniere, che fa di se stesso racconto quotidiano, alle prese con una miriade di interlocutori verdi e animati, alcuni piccolissimi. Tra le due guerre, Karel Čapek era un grande drammaturgo e scrittore praghese, fantastico e satirico, morto ancora giovane nel fatidico 1938, l'anno in cui la Cecoslovacchia fu lasciata da sola nelle mani di Hitler: una coincidenza che parve a molti simbolica. Con il suo pacifismo, antinazionalismo, antiautoritarismo, era un beniamino della parte tollerante della sua città, visto che la rubrica giornaliera che scriveva usciva in prima pagina sul quotidiano più colto di Praga. Nel 1925 aveva comprato una villa in periferia con un terreno attorno. Vi impiantò il giardino, grazie a una creatività fino a quel momento ignota che in queste pagine è descritta come una continua avventura spassosa. La sua rubrica cominciò a ospitare il diario dell'Anno del giardiniere. Vi si riflettono i pensieri pacifici e benevolenti, espressi in una ironia simpatica, assieme a un atteggiamento generale di resistenza ai tempi minacciosi e retorici: cioè quello di mantenersi indipendente dalle grandi speranze e dai vasti disegni: il giardiniere «dipende da leggi naturali millenarie; nessuna rivoluzione, qualsiasi cosa faccia, gli accelera la stagione della gemmazione e fa fiorire il lillà prima di maggio; di conseguenza l'uomo diventa più saggio e si sottomette alle leggi e alla tradizione».

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